Ferragosto: la festa sacra pagana della dea Diana

agosto 14, 2018 3181 Visite Caterina

 

Come Diana Maria è vergine, come Diana Maria è una rappresentazione lunare, come Diana Maria è vergine-madre, e come Diana Maria viene invocata per proteggere le partorienti, salvarsiguarire.

Come è noto, quando il cristianesimo non riusciva a sradicare le ritualità pagane ne inglobava i tratti e ne mutava gli aspetti in nuove forme.
La maestria di questo rimaneggiamento storico è straordinaria se solo pensiamo a quanto dovesse essere integrato il paganesimo nell’antica Roma e a quanto lavoro costò probabilmente ai diaconi questa laboriosa metamorfosi.

Tuttavia le tracce tematiche e iconografiche di questa importantissima Dea rimangono solide.  Ancora oggi essa vive, ancora oggi è celebrata e amata e seppur ne abbiamo perso memoria, ancora ripetiamo i medesimi gesti celebrativi a distanza di migliaia di anni.

 

Diana di Michele Desubleo (1640 circa)

 

La festa pagana di Ferragosto

 

Per andare dove tutto inizia bisogna volare alla festa pagana di ferragosto.

La parola Ferragosto è la versione contratta di feriae Augusti.  Questa festività fu dedicata all’imperatore Augusto che per festeggiare il titolo conferitogli nel 23 a.C. scelse il mese di agosto e lo dichiarò festivo.

La scelta cadde su questo mese poiché all’epoca era questo il momento in cui si concentravano molte feste pagane come i Nemoralia, Portunalia, Consualia etc. Queste feste erano per lo più dedite a celebrare la fertilità della terra o a ringraziare per i doni da essa ricevuti.

La più importante tra le feste d’agosto però si svolgeva tra l’11 e il 13 agosto, ed era rivolta alla Dea Diana.

 

The Youth of Bacchus di William-Adolphe Bouguereau (1884)

 

I festeggiamenti a Diana e la festa delle torce

 

In epoca romana il mese di agosto come ho detto era un momento di grandi festeggiamenti, ma il più importante e il più atteso era il culto della dea Diana. Questa festa durava ben tre giorni alle idi di agosto ed era chiamata festa di Nemoralia o festa delle torce.

La festa era in onore di Diana Nemorense, la Diana dei boschi, nome che le derivava dal lago di Nemi dove nel vicino bosco si ergeva il tempio a lei dedicato.

In questi tre giorni i fedeli accorrevano allo Speculum Dianae, antico nome del lago di Nemi, muniti di fiaccole che creavano dei fantastici giochi di luce sullo specchio d’acqua del lago.

L’uso delle torce era voluto allo scopo di onorare la dea cui uno degli appellativi era proprio lucifera, da lux (luce) e ferre (portare).  Ella era infatti lucifera sia perché dea della luce in virtù della luce lunare, sia perché preposta ad aiutare le donne a dare alla luce.

 

Secondo la testimonianza di Plutarco durante la festa si svolgeva il rito lavandosi i capelli nel lago e agghindandosi con fiori. Si sacrificava un cerbiatto e si lasciavano alla Dea offerte di vario genere da preghiere che venivano legate agli alberi, a statuine raffiguranti parti del corpo di cui si chiedeva la guarigione.

 

Da semplice dea a Grande Madre

 

Il culto di questa dea che all’origine era una dea silvestre divenne sempre più importante al punto che al sacerdote del tempio Dianae venne dato l’importantissimo titolo di REX e la dea venne fatta sedere accanto ad Apollo.

Diana non era più solo una dea di luce protettrice delle partorienti e guaritrice, ma conquistò il titolo di Grande Dea Madre.

 

Una dea difficile da sradicare

 

Quando il cristianesimo divenne religione di stato con l’Editto di Tessalonica nel 380 d.C , subito vennero banditi tutti i culti degli antichi dei pagani. I templi vennero distrutti e furono i pagani questa volta a subire la violenza e la distruzione delle antiche tradizioni.

Se ci si affacciava nel 1200 durante il medioevo, non vi era ormai quasi più traccia di queste tradizioni o degli antichi templi eppure una dea ancora sopravviveva a tutto questo: Diana.

La gente continuava a invocarla per proteggere le partorienti, per ottenere guarigioni e benedizioni, rischiavano il rogo ma il culto a lei rivolto rimaneva intatto. Il suo nome continuava ad essere invocato con forza nelle campagne la notte del 6 gennaio per invocare la fertilità dei campi.

A nulla era valso trasformare la dea in una vecchia megera che passava sulla scopa all’epifania, e ne renderla la signora delle streghe, un essere pericoloso e malefico, una lucifera figlia del demonio.

L’uso della forza era stato inutile e di fronte a un culto più radicato che mai la Chiesa Cattolica decise di inglobarlo e in questo passaggio incorporò tutta l’iconografia, la simbologia e i significati della dea.

Fu così che dalla dea Diana venne alla luce Maria l’Assunta in Cielo.

 

 

La trasformazione di Diana

 

A sinistra: Diana cacciatrice di Jules Joseph Lefebvre                                                A destra: iconografia della vergine

 

Per mantenere il culto intatto venne dunque rispettato il momento della festività di Diana che si svolgeva il 13 agosto, la dea fu trasformata nella Vergine Assunta e si decise di far cadere la festa il 15 agosto.

Ecco perché come Diana, Maria è vergine e madre, schiaccia un serpente sotto i piedi che sebbene rappresenti il male nell’iconografia cristiana, era il simbolo del legame tra la dea e la madre terra nell’antichità.

Maria ha il volto candido e posa i suoi piedi su uno spicchio lunare, quella stessa luna di cui Diana è portatrice di luce. Ma la sua trasformazione non è solo fisica, riguarda anche i suoi attributi. Maria diviene una dea seppur mai dichiarata tale, invocata per le guarigioni, per le partorienti e per la protezione dei deboli.

 

Le feste di Diana che celebriamo ancora oggi

 

E così arriviamo al presente dove come ho accennato si conservarono ancora intatte entrambe le festività di Diana.
La prima è l’epifania, festa pagana in cui si celebrava la danza di Diana che con le sue ninfe rendeva fertili i campi, e la seconda è ferragosto, dove Diana protegge e risplende con la sua luce.

Se nel primo caso essa rimase incisa nell’immaginario come una brutta strega (sebbene rispettata nel suo andare), nel secondo caso rimane una grande divinità, che avrà forse mutato il suo nome ma resta sempre una splendida dea luminosa d’amore.

 

Diana the Huntress di Guillaume Seignac (data ignota)

 

 

 

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