La sala delle donne e i tre specchi vuoti.
Giovani future ministre della Repubblica

maggio 31, 2018 730 Visite Caterina

 

Che la presenza politica femminile sia poca ne siamo al corrente.
I signorotti salgono e scendono dal podio e nonostante i tempi maturi, nelle sale della Repubblica sono ancora gli uomini a concorrere agli apici del potere.

Perché le politiche sono così poche?

Non bisogna entrare nella retorica spicciola per capire che siamo in un momento di transizione, e che se le donne sono in numero così basso, qualcosa della logica politica e sociale non funziona, qualcosa che per cultura e meccanismo ha come effetto la fallita ascesa politica femminile.

Tra i vari aspetti negativi sul piano delle leggi e delle decisioni causati dalla mancata presenza delle donne in politica, ci troviamo anche di fronte a un vuoto rappresentativo che faccia da riferimento alle giovani piccole donne tra cui si nascondono le future ministre della Repubblica.

L’assenza di figure di riferimento a cui ispirarsi si somma a una serie di muri, primo tra tutti l’idea fallimentare delle donne di non essere all’altezza o capaci di ricoprire tale ruolo politico.

Per sopperire a questo fatto, la criticatissima ora ex-presidente della Camera Laura Boldrini decise di realizzare a Montecitorio una sala dedicata alle donne ove potessero ergersi i ritratti delle ministre seppellite sotto i nomi dei molti uomini appartenuti alla storia della Repubblica.

 

 

La sala delle donne e i tre specchi

 

  Nilde Iotti

La politica non è prerogativa maschile e né la Repubblica lo fu. E La sala delle donne vuole sottolinearlo sussurrando all’orecchio delle giovanissime le loro possibilità.

La presenza di questi volti femminili infatti fa da controbilanciare ai molti busti degli uomini della Repubblica che uno dopo l’altro vediamo susseguirsi tra i corridoi del palazzo, sfidati fino ad ora dalla sola Nilde Iotti prima Presidente della Camera per tre mandati.

 

 

Ritratti di volti coraggiosi

 

 

Ed ecco apparire i ritratti delle prime donne che ricoprirono un incarico di stato.

I primi 21 ritratti sono quelli delle 21 donne della costituente che diedero il via alla costituzione, a cui seguono la prima presidente della Regione l’abruzzese Anna Nenna d’Antonio, le prime dieci sindache e infine la prima presidente della Camera Nilde Iotti.

 

Ma non è finita. Appaiono anche tre specchi con sotto i nomi delle cariche mai ricoperte da una donna:

 

la presidente del Senato
la presidente della Repubblica
la presidente del Consiglio dei ministri

 

 

Accanto agli specchi brilla una scritta che suona come un invito:

 

Nessuna donna fin’ora ha ricoperto queste cariche
Potresti essere tu la prima

 

Tre specchi in cui possa rispecchiarsi qualunque donna in visita a Montecitorio. Un invito perché vedendo il proprio volto ogni donna possa sognare di essere una presidente o una ministra della Repubblica.

 

 

I 3 specchi diventano 2 con la nuova presidente

 

E così che i tre specchi sono diventati due, quando il 24 marzo 2018 si è fatto il nome di Maria Elisabetta Alberti Casellati con l’incarico di presidente del senato.

I media hanno atteso pochissimo prima di definirla una partita persa per le donne. L‘accusa? essere una fedelissima di Berlusconi e con precedenti posizioni sull’aborto e le unioni civili lontane dalla sensibilità femminista.

Non si sono risparmiate le parole nemmeno riguardo a una qualche sua volontà di essere chiamata la presidente invece che la presidetessa, asserendo falsamente che tale definizione fosse voluta dalla ex-presidente Laura Boldrini. Un ridicolo tentativo di metterle una contro l’altra, come spesso accade per le donne.

A citare la Casellati sembra che essa viva alle spalle e sotto l’ombra di un uomo, Berlusconi.
Sulle sue competenze, silenzio

 

Un obbiettivo ancora lontano

 

Se da un lato è finalmente il turno femminile in un incarico tanto importante, inevitabilmente si aprono molte riflessioni.
La prima riflessione è in termini di rilevanza. Quanto ci aggrappiamo a quelle poche figure femminili di riferimento spesso non condividendole? Le critiche così dure riservate alle ministre infatti arrivano proprio dalle donne, che in fin dei conti vendono rappresentata in una manciata di politiche l’intera collettività femminile.

Il raggiungimento di questo incarico dunque non deve distogliere da un obbiettivo molto più grande.

Se la realizzazione della sala delle donne ci aiuta a mettere in luce le figure politiche femminili, d’altra parte l’obbiettivo non sarà raggiunto riempiendo gli specchi vuoti. Solo lavorando sul ruolo della donna, sulla trasmissione alle ragazze della fiducia e delle capacità che in quanto individui ci competono, e impegnandoci per un profondo cambio di mentalità potremo aspettarci dal futuro tante e valide giovani ministre italiane.

E quanto ai loro ruoli…  speriamo non dovremo limitarci a contarli in tre specchi vuoti.

 

 

Il sogno di diventare presidente

 

Le ragioni per cui la realizzazione delle sala delle donne è così importante è però anche un’altra.

 

 

Anche Hilary Clinton, la prima donna candidata alla casa Bianca, fu criticata da molti per le sue idee politiche, ma ebbe il grande merito di regalare ad ogni bambina il sogno di poter divenire la prima presidente degli Stati Uniti.

La decisione della Boldrini di creare la sala delle donne ha avuto poco eco, ed è stata criticata e scimmiottata da molti. Eppure il risultato è un importante messaggio che arriva dall’alto, dall’Istituzione politica stessa. Questo messaggio è rivolto alle bambine, alle future piccole ministre della Repubblica che nell’ottica contemporanea sono quelle che più hanno bisogno di nuovi modelli di riferimento in cui trovare ispirazione.

Il video che segue vuole ricordarci cosa significhi ispirare in loro un modello, perché credendo in se stesse arrivino dove molte ragazze prima di loro non hanno creduto di poter arrivare. Ma soprattutto perché si rompa la catena di un circolo femminile incapace o inadatto protratto per troppo tempo.

 

 

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