Realizzare un herbarium: come e perché.
La saggezza delle erbe

giugno 14, 2018 1592 Visite Caterina

L’erbario si perde nella notte dei tempi. Fumigazioni, infusi, decotti, unguenti, oli, erano realizzati grazie all’antica saggezza degli erboristi e delle herbariae cui spettava il compito di raccogliere le erbe spontanee alimurgiche o fitoterapiche.

Le erbe erano come compagne, la loro conoscenza si trasmetteva di generazione in generazione e venivano raccolte per svariate ragioni. La più nota riguardava senz’altro la guarigione fisica ma esse si raggruppavano in usi diversificati che andavano dalla tintura dei tessuti alla cura dello spirito, dal nutrimento alla protezione da cattive energie.

Queste erbe erano accuratamente catalogate, rappresentate in ogni loro parte, chiamate con nome e cognome e consultate per ogni evenienza.

Antico erbario

 

Nel tempo moderno la tecnologia e la cultura dell’avere si sono impossessati di gran parte del nostro sapere e delle nostre tradizioni,  questo fatto non ha tuttavia intaccato la realizzazione degli erbari.

In questi vecchi libri le erbe smettono di essere delle sconosciute e diventano compagne con una propria identità che ci accompagnano nelle nostre passeggiate.

Gli erbari per la loro aderenza alla realtà restano ad oggi uno strumento autentico, insostituibile che misura il nostro contatto con madreterra e la nostra attenzione per la vita che ci circonda.

 

 

La connessione tra erbe e magia

 

 

Le erbe e la magia si sono spesso confuse e sovrapposte nel tempo, probabilmente perché furono soprattutto coloro che indagarono lo sconosciuto a compiere studi e osservazioni.

L’associazione tra le erbe e gli astri celesti all’origine della malattia, nonché la corrispondenza tra il tempo balsamico e il transito dei pianeti apparteneva a quel sistema medico conosciuto e praticato in Occidente fino all’avvento della Rivoluzione Scientifica.

Questo legame trovava origine in quell’epoca  lontana in cui astronomia e astrologia erano una scienza unica. Da tali osservazioni era dunque spontaneo ritenere che i pianeti esercitassero un certo grado di influenza sulla terra e su tutte le cose esistenti: minerali, animali, vegetali, etc…

Furono in molti coloro che esplorarono tali questioni, i cui testi ancora oggi restano per me un compendio estremamente accurato e affascinante.

 

 

 

Due studi curiosi su piante ed erbe. La voce delle erbe e la firma delle piante. 

 

Rappresentazione della Mandragora da “Tacuinum Sanitatis”

 

Lungo la storia molti personaggi si sono distinti nello studio delle erbe ma due in particolare hanno sempre catturato la mia attenzione per ragioni diverse: Clara Botzi e Paracelso.

 

Clara Botzi, strega e guaritrice

 

    La raccolta della salvia – Tacuinum Sanitatis

Clara Botzi ci è nota dai documenti del processo per i stregoneria svolto a suo carico nel 1565 in Ungheria dove trovò la morte come prima vittima dei roghi delle streghe.
Questa guaritrice e levatrice conoscitrice di erbe, affermava di essere in grado di ascoltare la voce delle erbe nei campi, e di essere in grado di cogliere insegnamenti e messaggi. Affermò inoltre di aver visto danzare nella sua stessa stalla, 32 lemuri conosciuti come gli spiriti dei morti dell’antichità romana.

Se non era del tutto pazza o pericolosa come erano credute le esperte medichesse, ebbe forse la sfortuna di essere una studiosa e guaritrice con particolari doti di veggenza.

Clara Botzi non fu per nulla lontana da quello che riuscì a concretizzare molti secoli dopo il dottor Edward Bach con i celebri fiori di Bach.

 

Paracelso, il medico della segnatura

 

Il secondo studioso degno di nota fu invece Paracelso, alchimista e medico del 1500 che stravolse la medicina ippocratica del tempo. Tra i suoi filoni di ricerca vi fu la teoria della segnatura (de signatura rerorum) o la firma delle cose.

Secondo questo studioso esisteva un legame tra parti del corpo umano e l’aspetto delle erbe.

In base alla loro somiglianza dunque egli ne individuava le proprietà e i rimedi.

Il gheriglio della noce ad esempio per la sua somiglianza alle circonvoluzioni degli emisferi cerebrali possedeva proprietà utili al cervello; i buchi della foglia dell’iperico la rendevano adatta a bolle da bruciatura, l’equiseto per la sua sovrapposizione alla colonna vertebrale era di beneficio per le ossa etc...

La scienza moderna ad oggi ha potuto confermare l’accuratezza dei suoi studi nonostante i principi della sua dottrina destino ancora sorrisi e stupore.

 

 

Come possiamo realizzare un erbario?

 

 

Per realizzare un erbario ci vuole davvero poco, solo un po’ di creatività e delle lunghe o brevi passeggiate in campagna.

Bisogna armarsi di un quaderno rigido per disegno (usato di solito per ritratti), o un normale quaderno o un raccoglitore ad anelli. A proprio gusto.

 

1. Per prima cosa individuiamo la pianta e con l’aiuto di un coltello o una palettina preleviamo un campione compreso di fusto, fiore, foglie.

 

 2. Posizioniamo per bene i campioni tra fogli di giornale e assicuriamoci che non prendano piegature anomale. Scriviamo eventualmente il nome del campione così da distinguerlo.


3. Arrivati a casa posizioniamo i campioni tra cartoncini ondulati affinché l’aria li essicchi e si evitino formazioni di muffe. 

 

4. Posizioniamo i cartoncini in una pressa (possiamo realizzarla facilmente con due pannelli di legno, 4 viti lunghe e 4 farfalline vedi foto) oppure teniamo il tutto compresso col buon metodo del peso dei dizionari.
 

 

5. Una volta essiccate le piantine, posizioniamole nell’erbario aiutandoci con degli spillini prima di fissarle definitivamente con delle strisce di nastro adesivo.

 

6. Aggiungiamo infine tutti i dati importanti, nonché eventuali note riguardanti le nostre osservazioni.

 

 

Il valore dell’erbario

 

Realizzare un proprio herbarium ci fa conoscere l’incredibile biodiversità di madreterra e ci pone di fronte a una ricchezza enorme che ha a che fare con la nostra storia di individui. Il nostro erbario diventa il racconto di questo speciale rapporto con ciò che ci circonda.

In Sardegna per capire di quali erbe abbiamo bisogno si dice di osservare quelle cresciute a 7 passi da noi, a conferma di quella profonda connessione tra l’uomo e la terra.

Conoscere le specie e le loro proprietà significa avere un accesso a noi stessi. Capire perché si è manifestata un’erba piuttosto che un’altra, indagare sui messaggi inconsci e i significati di cui si rendono manifestazione significa osservare noi stessi.

Le erbe ci ricordano l’antico patto con madreterra, in quel tempo in cui l’uomo si erse a custode e protettore della terra. Passeggiando tra i sentieri non si impara solo che non esistono erbacce o piante speciali, ma anche che ognuna di queste specie accompagna da sempre l’umanità, nutrendola e sostenendola, dall’inizio di tutta l’esistenza.

Dunque, carissimi e carissime, non resta altro da fare che scoprire questa incredibile meraviglia e iniziare con una cosa piccola: osservare quello che riservano i nostri piccoli e graziosi giardini… infestati da erbacce.

 

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