Donne nere e capelli afro: libere di essere se stesse

5 Febbraio, 2018 2234 Visite Caterina

Possono dei capelli essere la profonda espressione di una cultura e condizionare lo schema di pensiero di una società? Può un modello così diverso creare stupore e resistenza nelle persone?

Vi sembrerà strano che decida di trattare questo tema riguardante la condizione femminile, ma non lo farei se non per mostrare quello che è costantemente sotto il nostro naso, ma appare incredibilmente estraneo e invisibile.

 

Il significato dei capelli afro

 

I capelli afro non sono solo una rappresentazione estetica di sé, ma contengono la traccia storica del passato dei neri che continua a influenzare e spesso a condizionare la cultura delle donne nere.
Questi capelli sono carichi di un connotato simbolico e sociale che ignoriamo come società occidentale, essendo stata quest’ultima all’origine di questa privazione.

In quale modo questa traccia storica influenza le donne nere? E soprattutto chi ha deciso che i capelli afro non hanno il pass per essere accettati dalla società?

 

 

Essere donne nere in una società bianca

 

La prima volta che ho riflettuto veramente sulle donne afro è stato nel libro Americanah della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie.

Le donne afro infatti sembrano invisibili nella nostra società e non vengono quasi mai rappresentate.
Non in tv, non nei film, non nei libri, non nei giornali. Nemmeno nelle forme più frivole femminili come il make up (basato sulla carnagione bianca), le parruccherìe (esperte del capello occidentale), addirittura in oggetti come i pettini o le collant, chiamate per definizione color “carne” ma basate sul carnato bianco!

Questa mancata rappresentazione delle donne nere nella nostra società dice ogni giorno a queste donne

non ci siete
siete invisibili

Il punto invece è che loro ci sono eccome!

 

 

Le rappresentazione e condizione delle donne nere

 

 

Le poche rappresentazioni della minoranza afro che conosciamo riguardano i casi di stupro della stampa e l’arrivo dei grandi gommoni di immigrati. Inoltre quando si parla di donne nere si finisce sempre per parlare di africane, chiudendo il raggio d’azione di questo enorme continente ad un’unica falsa rappresentazione da cui si escludono ad esempio le nere italiane o le latino-americane.

Le donne nere sono sempre sotto ai nostri occhi ma nessuno si pone domande su quale sia la loro condizione femminile in una società dove è già difficile essere donne bianche.

La discriminazione finisce per nascere non dal giudizio personale, ma dal costante schema di pensiero sviluppato da una società che semplicemente non prende in considerazione l’esistenza di una minoranza.

 

 

Quante donne afro con capelli naturali conoscete?

 

Siamo abituati a vedere le donne afro con le treccine o con i capelli lunghi allisciatiE sebbene capiti spesso di vedere i loro capelli legati da fitte treccine è molto più raro vedere le donne afro con i capelli sciolti e naturali.

Un ulteriore conferma di questo fatto arriva da famose star come Beyoncé Rihanna, dalla modella Naomi Campbell o addirittura da donne del passato come Ella Fitzgerard, Billie Holiday o la più vicina first lady Michelle Obama.

Nessuna di queste donne porta i capelli afro al naturale. Perché?

Lo mostra questa cartolina di Carol Rossetti contro gli stereotipi femminili.

 

Stereotipi femminili – Carol Rossetti

 

 

La storia assurda dei capelli afro

 

Questa storia inizia nel 1400 con lo schiavismo, quando la capigliatura dei neri fu usata come strumento per annientarne la dignità e l’identità culturale.  

Donna fulani -1920

Prima della schiavitù presso i popoli afro le capigliature avevano un altissimo valore simbolico, associate al culto spirituale, essendo considerati i capelli l’intermediario con il cielo, e all’appartenenza sociale poiché a ogni capigliatura corrispondeva una comunità.

L’intreccio dei capelli era un’arte, e la quantità e varietà di queste acconciature era straordinaria.

La prima cosa che fecero gli schiavisti fu dunque di rasare i capelli ai deportati, vuoi per questioni igienico-sanitarie vuoi per annullarne l’identità.

Non potendo portare con sé i pettini adatti a districare i nodi, le donne furono obbligate a ricorrere alle spazzole per la cardatura della lana usate per gli animali. Intrecciare i capelli con le trecce fu il primo atto di ribellione dei neri che serviva a riaffermare la propria identità culturale e dignità.

I capelli delle nere erano considerati così sconci e disordinati che nel 1600 le schiave nere che partecipavano alla vita della casa dei padroni venivano rasate e obbligate ad indossare parrucche.

 

Assomigliare ai canoni occidentali

 

Il capello riccio, rude, crespo e “cattivo” delle donne nere, era costantemente affiancato a quello liscio, morbido, districato e “buono” delle donne bianche.

I tratti neri finirono per scontrarsi con quelli bianchi attribuendo un giudizio di valore positivo o negativo ai tratti degli uni o degli altri.

Consapevoli di una società diversa che li relegava, iniziò a dominare l’idea che avere un aspetto il più possibile bianco avrebbe dato dei vantaggi professionali e sociali. Per capire a fondo questo fatto dobbiamo calarci in una società in cui per entrare in chiesa si richiedeva di passare il test del pettine.

Fu in questo secolo che nacquero i primi prodotti per schiarire la pelle e allisciare i capelli e fu solo a partire dai primi del ‘900 che si passò all’uso della piastra lisciante.

 

Come sono i capelli delle donne afro?

 

 

I capelli afro sono tendenzialmente secchi e crespi e per questo motivo, rispetto ad altri tipi di capello hanno bisogno di tanto tempo e cura per l’idratazione.

La struttura di questo capello è nettamente diversa dal capello occidentale in quanto i fusti non tendono verso il basso ma verso l’alto. Se si scuote la testa non si muovono e in quanto ricci raggiungono le lunghezze faticosamente, come sanno le ricce in generale.

Le chiome vaporose che vanno verso il cielo attirano spesso l’attenzione delle persone e fanno si che la gente manifesti la volontà di toccarle. Questo fatto assolutamente destato è anche molto maleducato da un lato mi fa sorridere, perché nasce dallo stupore nel vedere capelli tanto diversi.

Ma con onestà mi sembra anche pazzesco che in questo millennio stiamo ancora scoprendo una tale evidenza al punto di doverla toccare. Ad ogni modo, scoperta o non scoperta, come vi chiederà qualunque donna nera e non per favore:*non toccarmi i capelli!

 

I capelli afro nel mondo del lavoro

 

Sembra assurdo ma ancora oggi in alcuni ambienti pubblici e professionali, le capigliature afro sono considerate inappropriate.

Nel 2007 sulla versione americana della rivista Glamour l’editor Ashley Baker analizzò un campione di 40 studi di avvocato e stilò una lista in cui indicava gli abbigliamenti e le pettinature inadatte ai luoghi di lavoro.
In cima alla lista c’era il taglio naturale afro che venne definito inappropriato e fuori moda nel luogo di lavoro.

Ma considereremmo mai inappropriati e indecorosi i capelli naturali e non acconciati di qualunque altra donna? 

Ancora oggi nei settori lavorativi si conserva in molte persone l’idea che i capelli lisci siano più ordinati e professionali.

Ma a dire il vero a me sembrano solo più… stereotipati.

 

 

Il movimento Afro-Italian Nappy Girls

 

Per fortuna come in altri stati anche in Italia è nato il movimento Afro-Italian nappy girls dalla volontà di una giovane ragazza italiana (brianzola) Evelyne S. Afaawua, che sprona le ragazze a conoscere il microcosmo che rappresentano i capelli afro.

Nappy, è un acronimo che significa naturally and happyfelicemente naturali e che fa riflettere su cosa significhi indossare la propria identità fieramente e avere gli strumenti per gestirla.
Questo movimento è un punto di incontro tra il vivere in un mondo eurocentrico e il conservare la propria identità di nere.

Come feci notare anche nell’articolo del Velo: una dichiarazione femminista di libertà Clicca qui, questo non significa che le donne che scelgono di allisciare i capelli stiano rinunciando alla propria origine etnica o si stiano inchinando al canone occidentale.

Perché come in tutte le scelte, la libertà sta proprio nello scegliere ciò che più ci piace.

 

La comune dittatura della bellezza nera e bianca

Oggi ovunque ci si volti le donne sono soggette a degli standard di bellezza che dividono le donne in giuste o sbagliate, belle o brutte, adatte o inadatte. In questo gioco di potere anche le donne afro sono costrette a confrontarsi con un modello fisico occidentale al quale non corrispondono.

Questa dittatura della bellezza ci riguarda tutte, e ci obbliga ogni giorno a confrontarci con modelli che non ci appartengono, non ci rappresentano e al quale non dovremmo accettare di sottostare.

Lo standard di bellezza che ci circonda non va ignorato. Le idee degli individui infatti maturano e crescono inconsapevolmente nel guardare e imitare in positivo e negativo i modelli che ci circondano. Modelli che sotto-rappresentano la bellissima varietà e complessità della razza umana.

In questo, lo sforzo di consapevolezza assume un ruolo essenziale e diventa l’unica arma per essere liberi da questa dittatura, di qualunque tono sia la nostra pelle.

 

E sapremo di essere donne e non modelli quando sapremo rispondere alla domanda:

chi sono.

 

 

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguimi alla pagina fb: Feminas blog- Il risveglio della consapevolezza femminile

 

 

Bibliografia

Ayana Byrd and Lori Tharps, Hair Story: Untangling the Roots of Black Hair in America, St Martin’s Griffin, New York, 2001
Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah, Einaudi, 2013

Grasso Gabriella, Afroamericani, la storia tra i capelli, Corriere delle Migrazioni, febbraio 2014
Usai Giulia, Capelli e identità, l’evoluzione delle pettinature tra i membri della diaspora africana,  Rivista semestrale – IperstoriaSaggi, 2016

Link del movimento:
Afro italians nappy girls: Nappy Italia

Video di approfondimento:

Le parole di Eveline S. Afaawua Evelyne Sarah Afaawua | TEDxMilanoWomen

 

Foto in copertina: L’attivista Angela Davis

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