Le antiche sacerdotesse e le vie inziatiche femminili

Febbraio 6, 2019 1089 Visite Caterina

Addentrarsi nel mondo del sacerdozio femminile è qualcosa che trascina indietro nel tempo. Questo atto di straordinaria realtà spirituale va a intersecarsi non solo con gli antichi culti ma anche con i misteri femminili, le congreghe e le iniziazioni.

Il senso di comunità femminile attraversa tutte le epoche. Il richiamo delle proprie sorelle supera le barriere religiose, e tende a unire inevitabilmente con un effetto calamitoso le sue componenti.

L’ordinamento sacerdotale femminile ha riguardato quasi tutte le maggiori religioni della storia, in particolare quella pagana. A questo elenco si debbono escludere le sole religioni monoteiste essendo queste ultime la forma che legittimò spiritualmente il patriarcato, escludendo o relegando la donna da qualsiasi importante mansione spirituale.

È curioso tuttavia osservare come quello stesso tipo di circolo femminile si manifestò comunque. Un esempio è portato in seno al cattolicesimo stesso dove, sebbene denudate del loro alto potere, quelle comunità di suore sorelle altro non furono che un’unione di sacerdotesse mancate.

 

 La perdita della via iniziatica femminile

 

La problematica maggiore in cui incorrono oggi le donne è quella di non potersi appellare a una tradizione iniziatica millenaria giuntale da lontano fedelmente. Questo è dovuto al fatto che le tradizioni iniziatiche furono quasi del tutto cancellate o vietate al contrario di ciò che avvenne per gli ordinamenti maschili che furono segretamente ma legittimamente trasmessi. Per queste ragioni oggi il lavoro è duro e per recuperare quelle conoscenze bisogna faticosamente immergersi nel tempo e fare a spallate con la verità e il giudizio.

 

L’Ame de la Forêt, Edgard Maxence, 1898

La fine del sacerdozio femminile

 

Il circolo del sacerdozio femminile sembra spezzarsi nel Medioevo, l’epoca da cui prese il via il suo impedimento. È infatti possibile ripercorrere a ritroso l’iniziazione femminile dell’antico Egitto, passando ai culti sacerdotali, oracolari e misterici dell’antichità greca e romana, finendo con i leggendari culti sacerdotali dell’epoca druidica.

Fu proprio tra il medioevo e il rinascimento che scomparve quella lontana complementarietà tra uomo e donna che si andò irrigidendo con l’imporsi delle religioni monoteiste e della supremazia maschile. La grande perdita che ne derivò non fu soltanto nella libertà della donna in quanto tale ma soprattutto nella scomparsa di quella Via Iniziatica specificatamente Femminile coltivata nel tempo.

 

Riti di passaggio e di iniziazione: i culti della grande madre

 

I riti di iniziazione sono fenomeni vari e complessi. Se da un lato essi erano volti alla trasmissione di un sapere a carattere segreto di tipo per lo più misterico o religioso, dall’altra erano in taluni casi dei riti di passaggio che scandivano le fasi della donna: nascita, giovinezza, maturità, saggezza. Molto spesso essi erano interconnessi con un diretto o indiretto culto della grande Madre legato alla fertilità e al crescere e decrescere del femminile in un moto continuo sovrapponibile al simbolo lunare.

Il parto e il menarca ne segnavano un importantissimo passaggio.

Il parto era ritenuto un potente rito iniziatico in quanto era allora che la donna si trasformava da donna a dea madre. Era in quel momento che essa aveva l’opportunità di risvegliare il fuoco del serpente e sprigionare il suo potere ancestrale. Immersa in quella forza, nel filo sottile tra la vita e la morte, si faceva sciamana, conducendo la nuova anima dal mondo dei morti a quello dei vivi.

 

 

Rappresentazione del parto, arte rupreste arborigena  a Quinkan

 

 

Non da meno era il rito del menarca, il più importante rito della scuola misterica femminile in cui si ravvivava la capacità visionaria della bambina divenuta donna e creatrice. Il sangue, fonte di conoscenza e sapienza era la sostanza primaria all’origine della vita. A partire da quel momento il sangue avrebbe offerto ciclicamente alla donna il dono della divinazione e della visione.

Il femminile in se stesso si mostrerà ripetutamente un continuo atto di rigenerazione e mutamento.

 

 

Le iniziazioni femminili e le sacerdotesse greche

La condizione femminile nell’antica Grecia non fu delle migliori, la donna era per lo più esclusa dalla vita pubblica. 

Le cose cambiavano quando esse erano elette o estratte per divenire sacerdotesse.

Donne nell’antica Grecia

Per lo più vergini, ma non sempre, erano numerose le sacerdotesse che servivano le divinità, e si facevano guardiane dei templi.

 

A sette anni ero arrefora; a dieci trituravo il grano per la nostra signora; in seguito, vestita con una stola gialla, fui orsa alle Brauronie; infine, divenuta grande e bella, fui canefora e portai una collana di fichi secchi. 

da La Lisitrata, Aristofane

 

È grazie al coro delle donne della Lisistrata di Arisofane che conosciamo queste cose. Le donne greche, sacerdotesse e non, scandivano la loro esistenza con il servizio alla divinità, un ruolo importantissimo che gli riserbava grande rispetto.

 

Fanciulle Arrefore, Orsette, Altetridi, Canefore, Gerarai


Le Arreforie ad esempio erano una celebrazione in onore di Atena. In questo giorno venivano scelte 4 fanciulle vergini (le arrefore) tra i 7 e gli 11 anni appartenenti a rami aristocratici perché intessessero il πέπλος, un abito femminile bianco e pregiato che veniva offerto alla dea. Al contempo altre due giovani della stessa età, già iniziate come sacerdotesse della dea, dovevano portare sul capo dei doni a loro sconosciuti. Dopo aver attraversato il sotterraneo del santuario di Afrodite lasciavano questi doni per prenderne di nuovi.

È altamente probabile che tale rito avesse un valore iniziatico che sanciva il passaggio dalla bambina all’adolescente.

Accensione della torcia di Atena, Olimpiadi

Le altetridi invece erano della fanciulle a cui veniva dato il compito di macinare il grano che sarebbe stato impastato per cuocere la focaccia sacra per la dea. Le fanciulle orsette invece restavano a Brauron isolate per un periodo piuttosto lungo vivendo come saerdotesse; lì nel santuario avrebbero atteso fino a che non avessero celebrato la grande festa della dea Artemide Brauronia. Ancora le Gerarai, sacerdotesse di Dioniso, che presiedevano i sacrifici e partecipavano alle celebrazioni in onore del Dio.

A lungo possiamo continuare lasciando per ultimo le celebri sacerdotesse oracolari note al popolo greco, ne fu un esempio la Pizia, intramontabile oracolo del tempio di Delfi.

 

Il sacerdozio femminile delle Romanae

 

Come si è visto per il sacerdozio greco, così lo stesso accadeva nell’antica Roma, che come è noto proveniva da una tradizione pagana politeista.

Le più note erano senza dubbio le Vestali, consacrate alla Dea Vesta, che possedevano i compito di mantenere sempre acceso il sacro fuoco della dea. Sacerdotesse vergini, appartenenti alla nobiltà romana, possedevano uno status sociale altissimo. Potevano testimoniare senza giuramento, erano prive della patria potestà e vivevano nel tempio. Godevano di altissima considerazione e portavano avanti un culto millenario.

 

Ancient Vestal, Jean Raoux, 1727

 

Ancora troviamo le sacerdotesse della dea Diana, che presiedevano all’antico rito delle torce fatto in suo nome per i Nemoralia. Non spendiamo parole per questa magnifica Dea che meriterebbe un discorso a parte, e per cui il grande riserbo fu da sempre tale che a essa fu rivolta la preghiera dei popoli che per secoli ne tramandarono l’antico culto misterico nonostante tutto.

 

Le druidesse celtiche

 

Poco ci è giunto dal cospetto di queste donne guerriere e sacerdotesse. Ciò che sembra emergere dalle testimonianze latine sono le quasi certe isole sacerdotali dove le donne si recavano per compiere i loro doveri iniziatici. È difficile addentrarci superficialmente in tale mondo, se volete quindi approfondire questo tema vi rilancio a un precedente articolo: Le druidesse celtiche, sagge sacerdotesse dell’antica religione

The magic circle, Waterhouse, 1886

La via iniziatica femminile oggi

 

Per concludere un percorso che non può dirsi certamente concluso, proviamo ancora a colmare quel buco temporale che prima di quel punto di rottura ci connette al passato; una riscoperta inconscia che oggi riemerge manifestandosi in molteplici forme più o meno organizzate e colte.

Quando il divieto decadde e le donne ricominciarono a manifestare se stesse, ecco che prese forma la tradizione della Golden Down, furono ritrovati i culti della grande Madre, e i cerchi di potere; le congreghe si riformarono, e fu di nuovo nota la religione dell’antica dea. Nei primi del novecento emersero in vari paesi le logge delle massonerie femminili, e in seguito nuovi luoghi di sapere e culto come il Glastonbury Godess Temple  che hanno ridato un presente a quegli antichi cerchi di sorellanza.

 

Il lavoro di integrazione alchemica

 

Riiniziando lo scavo si ritrovano a poco a poco i percorsi iniziatici; il lavoro è duro e le risposte arrivano da ogni parte, sembra che tutto debba essere riscoperto, ricostruito, ristabilito.

Ed è naturale che tali riscoperte tendano a condurci a ricostituire quelle antiche cerchie saldamente femminili, sganciandoci dal presente. O ancora che si cada in quella scissione che sempre contrappose “noi” a “loro” , a quel sacerdozio maschile che invece fu sempre concesso.

Ma la svolta epocale della nostra era ci conduce a trovare radici nuove, e ci chiede l’integrazione, quella famosa chimera a cui sempre tese l’alchimia.

Da 1 +1 il 3.

Il matrimonio alchemico

 

Quel magnifico dono iniziatico e alchemico che la natura compie in ogni istante, che non è maschile neppur più femminile, ma qualcosa di maestosamente altro.

 

 

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