Oceania: la sciamana femminista Disney
che guarisce madreterra

Febbraio 15, 2022 580 Visite Caterina

 

Nella scìa dei film Disney con bambine ribelli, una delle pellicole che mi ha stupito per il suo simbolismo celato è Oceania. Per esattezza Moana, nome originale del film, traslato in italiano col titolo Oceania. Il richiamo alla pornostar Moana Pozzi infatti aveva fatto ribattezzare sia pellicola che protagonista per evitare fraintendimenti; da Moana a Vayana.
La storia? Una bambina disobbediente vuole salvare il mondo (perché anche le bimbe possono, alleluja), e accompagnata da un semidio pieno di sé affronta un viaggio pericoloso per restituire il cuore a una dea scomparsa.

Nonostante la classica impresa (con uno slancio innovativo dovuto alla presenza di una protagonista bambina), ci sono informazioni annidate in simbolismi, nel sottotesto, nelle evidenti scelte non solo mitologiche ma soprattutto antropologiche che rendono questa storia tutt’altro che ovvia e scontata.

L’antefatto è molto semplice e inizia dalla Dea creatrice Te Fiti. Il semidio Maui le ha rubato il cuore e ora Te Fiti è scomparsa, e con essa sta morendo tutto ciò che aveva creato. L’oscurità sta avvolgendo tutto, sta uccidendo tutto. Moana/Vayana ha il compito di restituirle il cuore (spiraliforme) e salvare le isole e il suo popolo dalla morte.

 

 

Chi può compiere un simile viaggio

 

Quando ho sentito che qualcuno doveva restituire il cuore a qualcun altro, le mie orecchie hanno sentito piuttosto questo:

La terra si è ammalata, serve qualcuno che restituisca il frammento perduto della sua anima per guarirla. 

Chi mai può essere quella persona che compie un simile viaggio? Che per guarire viaggia nell’inframondo e restituisce le parti che abbiamo perso della nostra anima?

Ebbene si, quella persona è lo sciamano.

 

 

A neppure tre minuti dall’inizio del film sono stata trascinata in immagini dal significato simbolico straordinario. Un po’ come era accaduto per Mary Poppins (per saperne di più vedi l’articolo: Mary poppins, la terrificante sciamana di PamelaTravers), tutto si è mostrato con una semplicità spiazzante.

 

 

Lo spirito guida e l’animale di potere di Vayana

 

Come accade nella vita reale lo sciamano viene scelto. O viene scelto in sogno attraverso il suo spirito guida che lo conduce o lo diventa per eredità familiare.

Vayana viene scelta.

La nonna Tala infatti è la sciamana del villaggio, la custode della memoria, e possiede la pietra che l’oceano aveva consegnato a una giovanissima Vayana all’inizio della storia.
Allo stesso tempo anche l’oceano la sceglie. L’oceano, l’acqua, il suo elemento la sceglie. L’oceano è una divinità naturale,
è vivo, la spalleggia nel compito che le è stato assegnato, la protegge e la assiste.
La figura di nonna Tala rappresenta la memoria del villaggio e delle antenate di Vayana e ha un ruolo ambivalente.
Se in apparenza è presentata come la sciamana del villaggio, poi dall’altro per l’intera pellicola
sarà uno spirito guida a tutti gli effetti, incarnazione di un animale di potere: la manta (o più comunemente razza). Sarà proprio nella reincarnazione della manta che la nonna starà accanto a Vayana come spirito guida per l’intero viaggio.

 

La manta rappresentata sotto la forma del tatuaggio tipico Maori.

La manta è in definitiva l’animale di potere di Vayana. Un animale che appartiene all’oceano e che sintetizza in sé stesso il cammino sicuro grazie alla protezione dell’acqua, la libertà di essere sé stessi senza padroni. Un potente animale di libertà.

 

 

 

Navigare sicuri tra il conosciuto e lo sconosciuto: l’inconscio

 

Vayana/Moana è un’antipricipessa. Il destino scelto per lei non le appartiene. Lei vuole navigare, viaggiare ergendosi al di là della barriera corallina, addentrandosi nell’oceano.

Vayana vuole viaggiare, abbandonare il conosciuto per entrare nel mare magnum dell’inconscio, nell’oscurità. I primi tentativi sono difficili e deludenti. Il suo problema non è tanto che non sappia navigare quanto che non ha piena fiducia in ciò che sente.
Ciò che le manca è i
l coraggio di sfidare non solo l’ignoto ma anche la cultura di appartenenza, coloro che ci raccontano chi dobbiamo essere.
Per compiere un simile viaggio dobbiamo zittire le voci interiori, ridimensionare il pensiero comune che dice che va bene dove ci troviamo. Ma i nostri compiti non sempre coincidono con quelli attesi dalla nostra cultura, dalla nostra famiglia.

Finché non troviamo il coraggio di vivere la nostra avventura, di credere in noi, finché Vayana non si concederà il permesso di lasciare la sicurezza della riva per l’oceano sconosciuto, il destino non potrà mai essere compiuto. Seguire la strada tracciata dalla nostra anima è solo l’inizio del cammino.

 

 

Il viaggio nell’inframondo

 

Lo sciamano è l’intermediario tra il mondo conosciuto e visibile e il mondo sovrannaturale invisibile.

Dopo aver trovato il semidio Maui, Vayana si immerge nell’inframondo.

Il recupero dell’amo le consentirà di entrare in contatto con il potere sciamanico della guarigione. Per questo dovrà immergersi nel regno oscuro, un luogo fatto di mostri terrificanti, di figure demoniache e imprevedibili. Morte o vive quasi non si comprende, di sicuro mostruose. Lo farà con convinzione, avvolta più nella fiducia di ciò che sente che nei rischi che sta per correre.

 

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Quando la protagonista si getterà nel tunnel degli abissi lo stesso Maui si mostrerà incredulo. Come può un’umana compiere un simile viaggio?
Ma Vayana non è solo umana, come sciamana è il tramite dei mondi.

Essere legame è il suo destino. Riportare indietro l’amo significa restituire una parte scomparsa dell’anima di Maui e ritrovarne l’integrità. L’incompletezza del semidio l’ha spinto ad appropriarsi del cuore della dea. L’amo allora diventa il semplice oggetto rappresentativo di un trauma. È guarendo il semidio che sarà possibile salvare il mondo dall’oscurità.

 

La guarigione dal trauma

 

Maui non ricorda come si usa l’amo, ma al ritrovamento dell’oggetto Vayana lo aiuterà a superare il trauma dell’abbandono che lo rende incapace di usarlo pienamente.
L’amo rappresenta la sua parte divina (ciò che gli venne offerto dagli dei dopo che fu abbandonato) ma senza la guarigione della sua parte umana il suo spirito rimarrà incompleto e handicappato.

Vayana comprende che rubare il cuore della dea era un tentativo maldestro di sentirsi amato. Ma per essere pienamente noi stessi non possiamo far nostri gli aspetti degli altri, essendo le nostre anime uniche.

Il trauma di Maui viene guarito dalle parole della sciamana che ricordandogli il suo valore gli permette di superare la paura di non essere accettato per ciò che è. Il nostro potere è dato dalla nostra integrità, quanto più frammentiamo noi stessi quanto più è difficile assumere ciò che siamo. Lo sciamano è colui che ci permette di affermare chi siamo, restituendoci l’integrità e il potere.

 

 

Il potere del canto dello sciamano e il dialogo con gli elementi

 

Vayana ha ormai compiuto il suo viaggio. Giunta sull’isola si accorge che la dea creatrice Te Fiti non esiste più. Ma lo sciamano è radicato.

Dalla cicatrice impressa sul cuore del mostro di lava, Vayana comprende che Te Ka e Te Fiti sono la stessa dea.
La perdita del frammento ha comportato un trauma doloroso al punto di trasformare la dea in un demone di rabbia. Quella dea è Pele, la grande madre delle Hawaii, la rabbia esplosiva incontrollata e il magma fertile della vita.

Vayana si serve allora del canto sciamanico per sintonizzare la dea su uno stato di coscienza. Lo sciamano sa parlare con la natura, tanto più con il suo elemento naturale e così chiede all’oceano di creare un varco simbolico. Usando la sua voce e quella dei suoi antenati, canta.

 

 

Il potere del canto è il potere dello sciamano che attraverso la vibrazione e la voce riconduce l’anima all’armonia universale. In questo modo, attraverso la dolcezza della sua voce e antichi canti aborigeni trasporta la coscienza della dea su un’altra dimensione.
Il tunnel soprannaturale da cui è avvolta sembra creare un’interruzione temporale, e da quella dimensione altra restituisce l’integrità e il cuore a Te Fiti. 

L’anima della dea creatrice si risveglia dal sonno della rabbia e la paura e l’ira si trasformano nella gioia della creazione.

 

Una sciamana femminista

 

Come dicevo Vayana/Moana si colloca nel ventaglio delle donne moderne e può essere definita un’antipricipessa appartenente al gruppo delle bambine indomite e ribelli. In realtà è la figlia del capo del villaggio, una sorta di principessa che però non vuole esserlo. Il maschile che viene impersonificato da Maui le manca di rispetto, non la considera significativa, la sminuisce e ridicolizza. La vorrebbe ai margini, non sembra aver bisogno di lei.

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Lo sviluppo dell’autocoscienza femminile di Vayana va di pari passi con l’affermazione del suo potere.
Il primo ostacolo da superare consiste nel tradimento delle aspettative paterne. Disubbidire al padre, al patriarca, è un passo arduo e rappresenta una fortissima affermazione d’identità.
Il secondo punto è il credere di poter riuscire nel viaggio solo attraverso un uomo: Maui. Lui sa navigare, dove andare, come fare. E lei niente di tutto questo.

Solo quando Vayana deciderà di sfidare Te Ka da sola e senza l’aiuto di nessun uomo, potrà dirsi nel potere femminile. E solo allora il semidio tornerà. Questa volta però con stima, condividendo il peso e la responsabilità del compito.

 

Il vecchio paradigma della mascolinità

 

Vayana non accetta il maschile come meccanismo standard di interpretazione della realtà. Questo tipo di mascolinità è incarnata da Maui che inizialmente non la rispetta, non la ascolta, la minimizza. Il semidio è il vecchio approccio maschile al mondo.
È la forza, il controllo, lo sfruttamento, la guerra su colui che disobbedisce, la sottomissione della natura per un bene interessato. Maui pensa che tutto gli appartenga, e che possa appropriarsene solo perché è forte. Ha rubato il fuoco, il sole, imprigionato i venti per desiderio di grandezza o come dice lui per farne dono agli uomini (quegli ingrati!)

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Vayana è il femminile che le si oppone, la donna liberata dallo stereotipo. Si mostra con la sua compassione, la reciprocità, l’ascolto. Compie la missione per salvare il suo popolo e non per sé stessa. Cammina davanti al mostro di lava con dolcezza, senza paura, e senza mai distogliere lo sguardo. Non ha bisogno di fargli la guerra come farebbe Maui.
Vayana rappresenta il nuovo modo di intendere la relazione col tutto, il nuovo paradigma alla vita, pensando non al singolo ma al bene collettivo. Vayana ha una visione totale e interrelazionale della vita e questo modello lo incarna.
In una lettura non scontata la missione non si compie tanto con la restituzione del cuore a Te Fiti quanto con la guarigione della madreterra dalla sopraffazione dell’umano. Da un punto di vista
ecologista il cuore di Te Fiti rappresenta metaforicamente le risorse di cui si sono appropriati gli uomini. Un’appropriazione illecita, violenta che mette a repentaglio la vita di tutti e di tutto il pianeta, portando all’attuale scomparsa delle specie viventi (come l’oscurità che cala sulle isole). Sarebbe ciò che in altri termini gli scienziati definiscono la sesta estinzione di massa; questa volta l’asteroide siamo noi.

Il nuovo approccio e la soluzione proposta da Vayana supera qualunque aspettativa. In definitiva attraverso una piccola sciamana ci viene mostrato un modo diretto e sincero di guarire e salvare la madreterra. Smettere di appropriarci a piene mani della vita e di colei che la vita ce l’ha data.

 

 

 

 

 

 

Film

Oceania (2016)

Trailer:

 

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