La notte di Diana, strega e befana dell’epifania

Gennaio 3, 2018 638 Visite Caterina

 

La befana è una vecchia strega dalle origini incredibilmente lontane nel tempo.

Brutta, vecchia, magra, abito nero, fazzoletto in testa, un sacco sulla schiena e a cavallo di una scopa.

Sempre sporca di fuliggine perché per lasciare i doni deve attraversare una lunga canna fumaria nel cuore della notte.

 

Le contraddizioni della befana

 

Questa vecchia signora è da sempre oggetto di studio approfondito da parte di antropologi e storici e non vi è alcun dubbio che la sua immagine rappresenti una strega.

Siamo a conoscenza delle vecchie reticenze ecclesiastiche, ancora conservate da molti, le stesse che a partire dal medioevo bruciarono e perseguitarono per ignoranza e superstizione milioni di donne innocenti.

È sconfortante come ancora oggi in epoca moderna si conservi la stessa ignoranza del passato sull’argomento e si ragioni su un periodo storico in cui esistevano donne cattive che venivano “giustamente” bruciate perché compievano atti di magia nera.

Quello che fa più sorridere è il fatto che questo personaggio mantenga aspetti tanto contradditori. Infatti è cattiva e buona allo stesso tempo.

Abbiamo a che fare con una strega vecchia e malefica che al contempo regala affettuosamente i dolci ai bambini.

Andiamo per ordine!

 

La festa della dodicesima notte

 

La festa dell’Epifania anticamente era una festa romana agreste legata ai cicli stagionali e dedicata alla Dea Diana, dea lunare della vegetazione.

Per sapere quando sarebbe passata la vecchia signora bisognava partire dal 25 dicembre e contare 12 giorni, la strega sarebbe arrivata la dodicesima notte.

In realtà la dodicesima notte era una tradizione dei popoli nordici le cui feste invernali iniziavano il giorno del solstizio d’inverno; arrivata la dodicesima notte (che non corrispondeva al 6 gennaio) si celebrava la morte e il ritorno della natura.

La dodicesima notte fu un assorbimento cattolico che decise di considerare i dodici giorni a partire dal Natale, mutando il significato originario in chiave cristiana.


La Dea Diana diventa la vecchia befana

 

Nelle antiche credenze si pensava che nella dodicesima notte la Dea lunare Diana volasse insieme ad altre donne per i campi per rendere fertile la terra.

Questo fatto era normale considerando che questi 12 giorni erano decisivi per la semina.

Madre Terra era ormai rinsecchita e pronta a morire, ma sarebbe rinata proprio come la luna presieduta da Diana che rinasceva ogni mese nel suo ciclo vita/morte.

Quest’usanza come altre non piacquero alle istituzioni ecclesiastiche che iniziarono le persecuzioni. La prima dea ad essere mistificata fu dunque la Dea Diana.

Iniziò Reginone di Prûm, un abate che intorno all’800 scrisse il Canon episcopi. Questo testo doveva essere un`istruzione per i vescovi da adottare contro le donne che avessero pregato la dea Diana.

Ecco la testimonianza dell’abate:

[…]talune scellerate donne, rivoltesi a seguire satana, credono e professano di cavalcare nelle ore notturne sopra certe bestie, insieme a Diana dea dei pagani, e ad una moltitudine di donne, e nel silenzio della notte profonda di attraversare grandi spazi e molte terre, e di obbedire agli ordini di lei come se fosse la loro signora e di essere chiamate in certe notti a suo servizio.

Questo piccolo testo è interessante poiché se da un lato diede il via alla stregoneria, dall’altro testimonia l’antichissimo culto della dea Diana e delle sue seguaci.

Da questo momento in poi la dea feconda fu destinata ad essere considerata come pericolosa, stregonesca e malefica come il diavolo e nel cuore della notte la si vede volare sui campi con altre donne disgraziate inquietando gli animi della gente semplice.

La chiesa si oppose alla figura di Diana che venne assorbita con un compromesso, e si traspose in una figura demoniaca a metà strada tra il bene e il male.

 

 

 

Da Diana alla morte della vecchia strega invernale

 

Il culto di Diana, che rappresentava la luna che rinasce, era connesso al culto agreste dei romani in qualità di dea della fertilità.

Nel contesto agreste la vecchia vestita di stracci rappresentava infatti madre terra che ormai stanca di tutte le energie elargite durante l’intero anno, giungeva in inverno, per morire e rinascere in primavera.

Con i suoi simboli neri e luttuosi, vecchia e rinsecchita come un’anziana saggia era pronta a soccombere.

Prima di perire però passava nei campi per distribuire i doni per il nuovo anno, come i semi che sarebbero serviti per i nuovi raccolti.

La vecchia strega diventa cenere

 

È spontaneo pensare che l’antica tradizione del nord d’Italia di bruciare la vecia, fantoccio a forma di vecchia strega, abbia a che vedere con il rogo delle streghe. In realtà questa tradizione si rifaceva ai riti antichi del passato dove i falò ardevano per purificare e ingraziarsi il bene delle divinità.

Bruciare la vecchia madre terra era un gesto simbolico di morte.

Se bruciare la strega significava bruciare il vecchio anno andato, la cenere che ne derivava sarebbe stata il fertilizzante per i campi.

 

I simboli della Befana

La befana ha numerosi simboli: un ramo volante o una scopa, un camino, del carbone, una lunga notte, dei doni alimentari e una calza. Facciamo un piccolo viaggio per svelarne i signficati.

 

Scopa, camino, carbone e una lunga notte buia

 

Il ramo volante o la scopa era un simbolo tradizionalmente legato alle streghe e non a caso si adoperava per spazzare via le vecchie energie in vista del nuovo anno.

Il condotto del camino era un antico simbolo di connessione tra due mondi. Il foro della canna fumaria unificava cielo e ambiente domestico dando la possibilità al sovrannaturale di scivolare nel mondo reale facilmente. Per questa ragione non è solo la befana a giungere dal camino ma anche San Nicola.

L’uso di regalare il carbone ai bambini cattivi è solo un’estrapolazione cattolica in quanto erano i popoli celti che per tradizione si scambiavano pezzetti di carbone come segno augurale di un anno fortunato. Fu la Chiesa a trasformare il carbone in una punizione per i bambini cattivi.

La cenere e il carbone infatti erano prodotti ignei estremamente simbolici e importanti per i celti poiché venivano custoditi nel grembo della madre terra dove si nascondeva il sole pronto a risorgere con una nuova alba primaverile.

La notte e il buio infine erano indicativi del lungo inverno in cui sarebbe giunta la vecchia madreterra ormai stanca.

 

I doni e la calza

 

I doni alimentari originariamente costituiti da frutta secca, noci, nocciole, legumi secchi e castagne erano i doni che sarebbero stati donati da madre natura per l’anno appena entrato. Raccolti da donne e bambini erano una garanzia di sopravvivenza per superare l’inverno.

La calza, lavoro delle donne, ebbe origine da alcune divinità femminili pagane, a cui spettava governare il passaggio dall’anno vecchio al nuovo.

In particolare dalla ninfa Egeria il cui simbolo era proprio la calza. Pare infatti che i romani appendessero una calza nella grotta della dea che sarebbe stata riempita di doni alimentari, profezie e buoni auspici.

Essendo inoltre la calza un oggetto legato ai piedi, è interessante l’interpretazione simbolica del cammino appena fatto nell’anno ormai trascorso.

 

 

Si può concludere dunque che la vecchia befana non sia altro che un’immagine derivata dalla fusione di antichi riti pagani e simbologie cristiano-cattoliche. 

Ma piú di ogni altra cosa la vecchia strega sulla scopa ci ricorda la natura femminile di madre terra che arrivata alla fine del suo ciclo, sotto le sembianze di una vecchia ormai logora, è ormai pronta a morire per rinascere in un nuovo anno e in un nuovo florido ciclo stagionale.

Per queste ragioni ed altre, la vecchia strega non è affatto da temere, quello che è da temere è solo l’ignoranza delle cose. Conoscendo le peripezie storiche di questa tradizione e approfondendo il passato, certe figure come la dea Diana o la madreterra non possono che destare ammirazione.

 

 

E a voi?

 

 

 

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Bibliografia:

Graf, Arturo, Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, Mondadori, Milano 1996
Montesano, Marina, Le streghe, Giunti Editore, 1996
Manciocco, Claudia e Luigi, L’incanto e l’arcano: per una antropologia della Befana, Armando editore, 2006
Manciocco, Claudia e Luigi, Una casa senza porte: viaggio intorno alla figura della Befana, Melusina Editore, 1995
Niola Marino, “La Befana, così dalla ninfa Egea nacque il rito della calza“, “la Repubblica.it”, 06 gennaio 2012, Web

 

 

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