I fuochi sardi del solstizio e la notte pagana di San Giovanni

Giugno 23, 2017 11731 Visite Caterina

 

Nel mesi de lampadas in Sardegna tra il 21 e il 24 giugno si accendono is làmpadas, le luci, i fuochi per celebrare il rito per eccellenza che affonda le radici nella ritualità pagana mai spenta del tutto.
Come per numerosissime tradizioni pagane anche questa festività subì i tentavi di un’opera di cristianizzazione che fece dimenticare i significati simbolici originari.

E così la festa di Làmpadas venne dedicata a santu Juvanne (San Giovanni), per poi trasformarsi ad oggi nella notte di san Giovanni, una notte propizia e profetica che non smette di affascinare. Tuttavia per capirne pienamente il significato è necessario fare un piccola premessa ed analizzare il parallelismo innegabile tra il calendario sardo e le tradizioni del calendario celtico.

Una delle ragioni è proprio la natura agricola di questo calendario e di un popolo che era dedito alla terra con grande sacralità.

 

Il giorno dedicato al solstizio d’estate

 

Il 21 giugno infatti non è una data qualsiasi ma è la data del solstizio d’estate dove il giorno è più lungo della notte e il sole raggiunge la sua massima inclinazione nel cielo per decorrere in seguito verso il solstizio invernale in cui al contrario, la notte sarà più lunga del giorno.

SOL STAT in latino il sole si ferma, segno della profonda conoscenza delle nostre antenate e antenati delle linee astronomiche della terra a cui associavano una precisa valenza energetica.

Questa valenza energetica la si deduce dalla meticolosità che utilizzarono nel posizionamento e allineamento dei menhir, dei pozzi sacri e talvolta nuraghi, giocando proprio con i cicli astronomici.

 

Sebbene nei tempi moderni il 21 di giugno sia riconosciuto come l’avvio dell’estate, non era considerata tale nel calendario agricolo dove la festa di is lampadas cadeva invece a metà estate (ricordate che William Shakespeare ambientò Sogno di una notte di mezza estate proprio il 24 giugno?).

L’estate infatti prendeva il via il 1 maggio con le Calendimaggio in cui si celebrava la terra fecondata dal sole; il 21 giugno al contrario si onorava la terra gravida di frutti e il bestiame fecondo. Era proprio questo infatti il momento dell’anno in cui gli alberi erano carichi di frutti e la natura si cingeva di prosperità e abbondanza.

 

I riti del solstizio d’estate

 

In questo arco di festeggiamenti di San Giovanni alle erbe è affidato un grande potere magico.

Nella notte tra il 23 e il 24 si mettevano a mollo in acqua per tutta la notte le erbe aromatiche di stagione raccolte la sera come l’iperico, l’elicriso, la lavanda, il timo e il rosmarino, per poi lavarsi il viso la mattina seguente; un rito purificatore carico dell’energia solare solstiziale.
L’acqua purificatrice era collegata simbolicamente all’astro lunare che in questa notte si univa simbolicamente al sole, restando al limite della riva tra il mare e la terra.

I fuochi, le erbe e la purificazione fanno da padrone in questa festa che prende il via il 21 giugno per poi concludersi il 24, celebrando per tre giorni interi, come erano soliti fare anche i popoli celtici. Era questo ed è questo il giorno in cui si bruciano le vecchie erbe e se ne raccolgono di nuove, destinate alle ritualità dell’anno entrante.

 

Il contatto medianico della notte di San Giovanni

 

Nel nord Europa resta la credenza che in questa notte si assottigli il confine tra i due mondi e ci sia più libero accesso ai piani soprannaturali.

In Sardegna ancora sopravvive in questa notte l’uso delle erbe a scopo onirico profetico e la credenza delle ragazze nubili che se avessero chiesto il nome all’uomo che fosse passato davanti alla loro casa avrebbero conosciuto di conseguenza quello del loro futuro sposo.

 

Olio curativo di San Giovanni

 

La notte di San Giovanni è la notte perfetta per la preparazione dell’olio di iperico detto olio di San Giovanni.

Questa preparazione dalle mille proprietà, si prepara per tradizione proprio la notte del 24 giugno. Dopo aver tagliato i capolini dei fiori freschi si mette il tutto in macerazione a bagno nell’olio.
Questa pratica un tempo si svolgeva in compagnia di altre donne.
Dopo 30 giorni di macerazione
ormai pronto, lo si sarebbe potuto utilizzare per ustioni, cicatrici e dolori intrauterini, oppure il fiore posto in sacchetti da appendere al collo si sarebbe potuto usare per far passare il mal di testa durante l’anno, o sotto il cuscino per richiamare le profezie notturne.

 

I falò che uniscono

 

E certamente non può mancare la più importante di tutte le tradizione rimaste: l’accensione di Su fogarone.

Su fogarone è il grande falò di San Giovanni che la gente è pronta a saltare mentre arde alto facendo diventare commari e compari mentre brucia.

Su fogarone chiamato anche la fogarina, dove i futuri compari e commari tenendo i due lembi della corda tagliano il fuoco per unire le strade delle loro vite in questa notte di magia e suggestione.

 

 

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