Sa levadora: maestra e conoscitrice
dei misteri del parto

14 Ottobre, 2020 148 Visite Caterina

 

Maista e’partu (maestra di parto), mama e’ partu (mamma di parto), dispregiativamente mammana, sono molti i nomi affidati a is levadoras (le levatrici), il cui compito centrale consisteva appunto nel levare il bambino.

Quando si parla di levadoras è necessario fare un breve distinguo tra due figure: le maistas e’partu e le ostetriche diplomate.

Le maistas e’ partu (le maestre di parto), definite nei testi scientifici come empiriche o praticas (pratiche), erano donne che avevano acquisito il mestiere per esperienza diretta o per trasmissione familiare e che lo svolgevano con lo scopo di aiutare le donne povere in difficoltà; le ostetriche di fatto, invece erano donne che si erano diplomate grazie alla scuola di ostetricia (che fu aperta in Sardegna a fine ‘800) oppure erano empiriche finalmente regolarizzate.

Il problema della regolarizzazione delle levatrici è un fatto molto importante in Sardegna che se da un lato portò a una maggiore preparazione medica, dall’altro comportò la quasi assoluta perdita e oblio di tutte le antiche ritualità e tradizioni legate al parto.

 

Come si diventava maestre di parto

 

La conoscenza del parto era un affare femminile che veniva trasmesso di madre in figlia e a nessun uomo era concesso immischiarsi o partecipare all’evento.

Donne e neonati – Oliena. Foto rivenuta in un mercatino

Una volta divenuta mere ‘e domo (padrona di casa) e partera (partoriente) ogni donna acquisiva finalmente il diritto di parlare di parto, assistere altre partorienti amiche, vicine o parenti o divenire una vera e propria levadora pratica se lo avesse voluto.
Vi era convinzione che dietro a ogni donna si celasse una potenziale maestra di parto.

 

Le levatrici e la caccia alle streghe

 

Le maestre di parto erano figure molto complesse che non possedevano una conoscenza manualistica ma erano ricche di un bagaglio lasciato loro in ereditá da tutte quelle donne che avevano acquisito esperienza prima di loro.
Le levatrici erano anche herbariae, guaritrici, esperte di unguenti, esperte di questioni dell’oltre, perchè questi erano gli strumenti di cui necessitavano e di cui facevano uso. Per questa ragione furono le prime a divenire vittime dell’Inquisizione e ad essere tacciate come streghe.

Se moriva un neonato erano accusate di averlo ucciso, e le loro conoscenze erboristiche erano frutto di patti col demonio. Essendo al corrente dei misteri del femminile e a causa del loro destino legato alla riuscita o al fallimento del parto furono de bersagli facili. Non bisogna dimenticare infatti che il loro ruolo non era solo legato alla vita ma anche alla morte, erano loro infatti che si occupavano degli aborti, o della contraccezione. Le donne si rivolgevano a loro anche clandestinamente per qualunque problema o necessità legata alla riproduzione.

Un esempio di questo triste destino è legato al nome di Catalina Lay, strega di Seui, levatrice che fu torturata e incarcerata a causa delle sue eccellenti abilitá di ostetrica.

 

 

I motivi che spingevano a diventare le levatrici

 

Sia che fossero levadoras diplomate o maistas e’ partu irregolari, queste donne erano accomunate da un grandissimo spirito caritatevole, grande solidarietà nonchè forte empatia. Molto spesso infatti erano loro stesse povere come le loro assistite e certamente non erano mosse da guadagno, cosa pressoché assente per entrambe le categorie.

Se spesso venivano ricompensate con doni di natura capitava anche che fossero loro stesse, in presenza di donne molto povere, a recuperare cibo e vesti per i loro neonati.

Se le empiriche non si facevano pagare, le ostetriche venivano pagate simbolicamente ma la paga era una miseria tale da rendere impossibile la più umile delle sopravvivenze.

Se l’arte medica infatti prendeva il vanto di una parte si nobile e interessante della Medicina1, dall’altra era del tutto indifferente verso la retribuzione professionale delle medesime.

 

 

I compiti de sa levadora

 

Quando si parla dei compiti delle levatrici si entra nel vivo delle affascinati tradizioni legate al parto. Preghiere, bevande a base di erbe, brebos (formule magiche), amuleti, riti erano le armi di cui erano munite molte levatrici. Senza annoverare le infinite superstizioni legate al parto per le quali si applicavano i più svariati rimedi.

Donna che pratica s’ogu malu

Durante il travaglio sa maista e’partu era accompagnata dalla voce delle nenie in sardo, alcune donne infatti si stringevano alla partera con il canto. Questa pratica era un retaggio greco di origine ateniese dove durante il travaglio le sacerdotesse cantavano per alleviare le doglie delle partorienti.

Sa levadora si prodigava con vari interventi.  Apriva i cassetti perché i dolori del parto uscissero e se ne andassero, infilava le forbici sotto il materasso per impedire il sintomo dei morsi uterini, e in alcune zone, dopo cinque giorni sollevava sa partera perché facesse tre giri intorno al letto.

Questa donna non si limitava solo ad assistere la partoriente per tutta la durata del travaglio e del parto, possedeva infatti conoscenze di pediatria e puericultura ed era a lei che spettava il compito di chiamare il medico in caso di emorragie, distacco di placenta o complicanze. Era a lei che era riservato il compito di registrare le nascite e gli aborti e in extremis di dare il battesimo.

 

Loren Entz, The midwife, olio su lino, 2006

Una volta concluso il travaglio per otto giorni avrebbe dovuto lavare e vestire il neonato e al termine della settimana accompagnarlo in chiesa per il battesimo (facendogli spesso da madrina). Il battesimo si svolgeva in assenza della madre, poichè essendo considerata impura dalla religione le era vietato tassativamente entrare in chiesa per quaranta giorni se maschio, per ottanta giorni se femmina.

La levatrice assisteva la madre spesso fino alla caduta del cordone.

Questa figura come quella dell’accabadora era altamente considerata e temuta e quasi come una maga era circondata da un alone di mistero a cui si doveva pieno rispetto.

 

 

Un affare medico

 

Sebbene queste donne non avessero preparazione teorica avevano accumulato nel tempo un grande ventaglio di esperienze e il più delle volte erano esperte levatrici. Nonostante questo erano ritenute delle ignoranti e illetterate dagli esponenti dell medicina. Con l’avvento delle scuole di Ostetricia che sorsero nel 1800, queste figure furono oggetto di critica da parte della tradizione medica che bollò il sapere tradizionale e quel bagaglio empirico legato al parto come insufficiente, ridicolo e sciocco.

 

Sir Samuel Luke Fildes, The doctor, olio su tela, 1891

Le accuse dirette alle maistas e’ partu erano molte. In primis la continua mescolanza della conoscenza empirica alla ritualistica, ritenuta pura sciocchezza. In secondo luogo, la più grave delle accuse era l’ignoranza e noncuranza delle pratiche igieniche e dei disinfettanti che comportavano non di rado gastroenteriti mortali o tifo nei neonati, nonché morti per setticemia nelle partorienti.

Il rischio di essere perseguite legalmente era alto ma la condizione contadina della maggior parte della Sardegna e il suo carattere di povertà, resero essenziali le arti della levadora fra le frange non agiate della popolazione. 

Le cose cambiarono quando a seguito della pubblicazione dell’albo finalmente le levadoras diplomate divennero impiegate comunali. I comuni infatti assunsero questa figura.

 

 

La scomparsa delle maistas e’ partu

 

Le sciocchezze della tradizione, etichettate come inutili dall’ostetricia, porteranno a una grave perdita del sapere tradizionale. La regolarizzazione in Sardegna, come in altre regioni italiane, avverrà tardi. Se anche la scuola di ostetricia era di libero acceso il problema dell’analfabetismo e la conoscenza esclusiva della lingua sarda non furono dati trascurabili nell’irregolarità di esercizio di queste donne che continuarono ad assistere la povera gente a proprio rischio e pericolo.

Foto storica

 Le lezioni e i manuali in italiano e i requisiti quali la III elementare escludevano la partecipazione ai corsi.

È nel dopoguerra che avverrà la reale scomparsa di questa figura e delle conoscenze di cui era unica depositaria.

Negli anni ’50 le ostetriche erano quasi tutte diplomate e vedendo finalmente emancipata e riconosciuta la propria professione non solo la vantavano ma prendevano larga distanza dalle maestre di parto empiriche. Il pregiudizio verso sa levadora però rimarrà nella bocca di molti.

 

La perdita della sacralità del parto

 

Assieme alla scomparsa delle maestre di parto scompariranno tante cose.

 L‘intimità, l’empatia, la familiarità, l’assistenza umana e personale, nonchè la sacralità del parto.

Il fascino di questa donna era infatti legato proprio all’aspetto umano che con i suoi riti (superstizioni o meno) metteva la partoriente già psicologicamente sotto pressione, al riparo da paure e angosce.

La sua presenza in ambito familiare supportava la donna monitorandone la naturale depressione postparto nelle settimane che conseguivano il parto. Si occupava del neonato e consentiva in questo modo il recupero fisico.

 

L’ostetrica e il parto medicalizzato

 

Il destino moderno e medicalizzato del parto, trattato alle volte con quell’eccesso di zelo che lo fa somigliare più a una malattia, ha espropriato quest’evento della sua sacralità. 

Certo è doveroso riconoscere che moltissimo hanno guadagnato le donne in termini di riuscita e di abbattimento della mortalità in questo delicatissimo evento grazie alle conoscenze mediche.

Studi di embriologia di Leonardo da Vinci

Non dobbiamo dimenticare infatti che frequentissima era la mortalità infantile e materna di cui il parto rappresentava una concreta scommessa alla sopravvivenza. 

Ancora è molta la strada da percorrere nel riporre al centro del parto la donna. La maternità infatti resta ancora il settore più lontano in termini di autodeterminazione e riconoscimento dell’autorità istintuale femminile.

Sa levadora era garante di questa istintualità, così come della sacralità.

 Chissà se sommando l’umanità di ieri alla conoscenza dell’oggi non nasca una nuova figura, più ricca e più umana che faccia da guardiana alla vita. 

Io me lo auguro con tutto il cuore.

 

 

 

 

 

 

Note

1 Nota della redazione all’articolo di S. Deogus, diagnosi in ostetricia e sua importanza, in “Sardegna Medica”, n.9, settembre 1868, p. 414

Foto

In copertina: El baño, G.Ramón, Parigi, 1902

Per info sulla foto storica delle donne di Oliena puoi visitare: https://amerblog.wordpress.com/tag/oliena/

 

 

 

Bibliografia

Libri

Orrù Luisa e Putzolu Fuvia, Il parto e la nascita in Sardegna, tradizione, medicalizzazione, ospedalizzazione, CUEC editrice, Cagliari,1993

Putzolu Fulvia, Is levadoras, levatrici della Sardegna tra Ottocento e Novecento, University press, CUEC editrice, Cagliari,2006

Articoli

Dessole Salvatore, Il parto domiciliare nella Sardegna della prima metà de 900, Gineco Aogoi numero 5, 2014

Piras Luciano, Sa levadora, la signora delle nascite, nuova Sardegna, marzo 2003 Link

Tognotti Eugenia, Il parto cosa da pratiche, la nuova Sardegna, novembre 2006 Link

 

 

 

 

 

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